Per le dirette conoscenze che si avevano, si decise per prima di filmare un’attività economica tipica che verso la fine degli anni ’60 del secolo scorso era ancora molto diffusa: la coltivazione dei piselli. In quegli anni questa coltura raggiunse la massima diffusione sia come produzione che commercializzazione; in alcuni luoghi in particolare si consolidarono dei caratteristici mercati stagionali che culminavano in divertenti sagre paesane con degustazioni e premiazioni dei prodotti migliori.
Uno dei più grandi e attivi era il merca’ dei bisi di S.Germano dei Berici, punto di riferimento per tutta l’area berica meridionale e luogo prescelto per il cortometraggio.
Sulla base di alcuni articoli pubblicati dall’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura di Vicenza si elaborò un testo narrativo (voce narrante di Gianni Rizzi) e si abbozzò una sceneggiatura. Poi armati di una cinepresa “NIZO” a passo 8 con pellicole bianco/nero, si raggiunsero i luoghi di produzione, filmando di volta in volta la semina, la crescita, il raccolto e la vendita dei piselli. Ne uscì un documentario che fissò appena in tempo le fasi di una coltura tipica che nel giro di qualche anno si sarebbe molto ridotta. Particolare importanza possono assumere oggi per il paese di S.Germano dei Berici il ricordo di tutte le persone riprese nel filmato, molte delle quali scomparse.
Appena terminati i loro studi presso il Centro di Formazione Professionale “Casa Buoni Fanciulli” di Costozza di Longare, due ex allievi, Giuseppe Baruffato e Giancarlo Cappellaro, intrapresero l’avventura di documetare alcuni aspetti caratteristici dei Colli Berici.
Accomunati dall’interesse di fare qualcosa di utile per il loro territorio, spinti dai propri hobbies (le scienze della terra e la cinefotografia) e facilitati dal fatto che erano anche compagni di lavoro, decisero di attrezzarsi un po’ e individuare dei soggetti che potessero essere facilmente documentati.
Quasi contemporraneamente iniziarono le riprese della “Cantica dei Berici”, l’illustrazione cinematografica di un testo poetico pubblicato nel famoso volume “Scienza e Poesia sui Berici” del 1947 (A. Da Schio, G. Trevisiol, G. Perin) ma che negli anni sessanta era già introvabile.
La poesia, attribuita a Fratel Giuseppe Perin, principale autore del libro, esprime con profonda liricità tutta la passione degli autori impegnati da lungo periodo nelle ricerche naturalistiche sui Berici, e aveva la capacità di coinvolgere anche i lettori che attraerso quel manuale si avvicinavano alla conoscenza dei Colli Berici.
Per le riprese ci si servì di una Canon …caricata con pellicole a colori, mentre per la registrazione dei suoni si trasportava un pesante registratore a bobine Geloso G 651.
La produzione di questo documentario ha richiesto molte uscite, programmate durante tutto l’arco dell’anno, poiché si dovevamo riprendere luoghi nel corso delle varie stagioni o in condizioni particolari. Alcune sequenze si sono anche dovute realizzare mediante l’allestimento di un vero “set” cinematografico dove i soggetti dovevano rispondere a precise esigenze di sceneggiatura.
Il filmato, riserva, oltre che un valore affettivo per i cultori dei Berici, anche un certo valore documentaristico poiché registra aspetti di vita e paesaggi in parte scomparsi.